19 giugno 2017

#Industria4.0 Porsche Consulting e i robot in campo medico

Tre persone su quattro non hanno obiezioni ri­spetto all’ipotesi di essere operati da un robot, invece che da un chi­rurgo, all’interno di un ospedale.

E’ una delle conclusioni di uno stu­dio appena pubblicato da Porsche Consulting, società di consulenza nata nel 1994 per fare tesoro del know ­how acquisito nelle operazio­ni di risanamento e ristrutturazio­ne che oltre vent’anni fa dovette subire il celebre gruppo automobili­stico di Stoccarda per uscire da una grave crisi. E’ significativo ­ per ca­pire in che direzione va la prima economia dell’Eurozona, quella te­desca ­ che un marchio come Por­sche oggi non sia più associato sol­tanto a una vettura sportiva, ma a un impegno continuo in ambiti co­me l’industria 4.0, la mobilità più in generale, e adesso anche la sanità di futura generazione.
La Germania sta entrando in un rigido inverno demografico, tra conclamato crollo delle nascite e naturale invecchiamento della po­polazione. Nemmeno flussi migra­tori imponenti come quelli degli ul­timi due anni, ammesso che siano socialmente sostenibili, bastereb­bero a invertire la rotta. Perciò di­venta ancora più rilevante il fatto che “i tedeschi sono allo stesso mo­do aperti all’idea di usare i robot per fornire cure e assistenza agli anziani. Per sollevare i pazienti dal letto, per dispensare le medicine, per recapitare cibo e bevande, cioè per quei compiti tipicamente svolti da badanti e che presto potrebbero essere svolti da robot controllati via computer. Il 56 per cento degli  intervistati è favorevole al fatto che i servizi di cura alla persona siano forniti da macchine”. Il 37 per cen­to delle persone interrogate dai ri­cercatori di Porsche Consulting motiva questa scelta con la difficol­tà di trovare personale all’altezza; il 36 per cento sostiene che accetta­re il ruolo di un robot consentireb­be di poter rimanere in casa a rice­vere determinate attenzioni senza doversi spostare in strutture adhoc; il 29 per cento riconosce nel­l’automazione la possibilità di es­sere accuditi 24 ore su 24″.

Per tutti questi motivi, un po’ a sorpresa, un numero crescente di tedeschi sembra disposto anche ad ammorbidire la propria posizione sulla tutela assoluta della privacy. “Le cure mediche digitalizzate ri­chiedono l’accesso a tutta una serie di dati necessari ­ si legge nel rap­porto ­ Ciò non sembra porre un problema dal punto di vista del paziente. Il 71 per cento degli intervi­stati in Germania acconsentirebbe immediatamente a registrare tutti i propri dati medici sulla carta elet­tronica dell’assicurazione prescel­ta, per esempio. Quest’ampia fetta di popolazione non avrebbe pro­blemi a rendere disponibili questi dati ad altri esperti o alla propria assicurazione sanitaria”. Conside­rato che la tecnologia e l’automa­zione in ambito medico già esisto­no, e vista questa apparente aper­tura da parte dei tedeschi ­ conclu­de il rapporto ­ “adesso è necessario che gli ospedali e le strutture di cura creino le condizio­ni organizzative adatte a una più profonda digitalizzazione”.

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